HolySheet #1 — Perché sto costruendo un’app per spartiti
Da Musify a HolySheet: l’idea, il percorso principale dell’app e i problemi che sto affrontando per renderla utile durante lo studio e le prove.
HolySheet nasce da un problema che conosco bene: trovare lo spartito giusto è solo l’inizio. Poi devo capire quale edizione mi serve, salvarla, ritrovarla al momento giusto e leggerla comodamente mentre studio o suono.
Avevo iniziato questo percorso con Musify. Col tempo il progetto è cresciuto e ha cambiato nome, ma l’idea centrale è rimasta la stessa: trasformare una raccolta disordinata di PDF e link in una libreria musicale personale.
Il percorso che deve funzionare
Il cuore di HolySheet si può riassumere così:
cerca → scegli l’edizione → salva → leggi → porta in prova
Sembra breve, ma ogni passaggio porta con sé un problema diverso. Le fonti descrivono gli spartiti in modi differenti. La stessa opera può avere molte edizioni, arrangiamenti e parti. Un PDF deve aprirsi bene su schermi diversi. Una setlist deve essere pronta quando serve, non soltanto quando la connessione è perfetta.
Per me il prodotto non è la somma delle schermate: è questo percorso completo. Se si interrompe a metà, avere molte funzioni nel menu conta poco.
Cercare un’opera, non perdersi tra i file
Una parte importante del catalogo arriva da IMSLP, una risorsa enorme per la musica di pubblico dominio. La ricchezza del catalogo è anche la sua difficoltà: una ricerca può restituire scansioni, parti orchestrali, arrangiamenti ed edizioni con qualità molto diverse.
Le prime prove mostravano i risultati quasi come una lista di file. Era fedele ai dati ricevuti, ma costringeva l’utente a fare troppo lavoro. Ho quindi iniziato a raggruppare i risultati per opera e a presentare le edizioni come una scelta successiva.
HolySheet non deve nascondere le differenze tra le fonti. Deve renderle comprensibili e dire con chiarezza da dove arriva ogni spartito e se può essere scaricato.
Il lettore è il posto in cui l’app deve sparire
Aprire un PDF non basta. Durante una prova voglio cambiare pagina senza lottare con le gesture, ruotare il dispositivo senza perdere il punto e passare al brano successivo della setlist con pochi gesti.
Il lettore deve gestire zoom, spostamento, cambio pagina, orientamento e memoria disponibile. Su un tablet deve sfruttare lo spazio; su un telefono deve restare leggibile. E tutto questo deve comportarsi bene sia su iOS sia su Android.
I test automatici aiutano a verificare lo stato e gli errori, ma non possono dirmi se un gesto è naturale mentre ho lo strumento in mano. Per questo una parte importante del lavoro avviene sui dispositivi reali.
Che cosa c’è già
Oggi HolySheet comprende autenticazione, libreria personale, setlist, ricerca su più fonti, lettore PDF, onboarding, modalità ospite, abbonamenti e le basi per community e funzioni di assistenza alla pratica.
La ricerca e il lettore sono le aree su cui sto lavorando di più. Sto anche separando con attenzione i dati personali, come libreria e setlist, dai dati condivisi della community. Non tutto deve vivere nello stesso posto e non tutto ha le stesse regole.
Dove voglio portarla
Il prossimo obiettivo è provare l’intero percorso su iPhone e iPad, dall’accesso fino all’uso di una setlist. In parallelo voglio ampliare la ricerca verso la musica moderna usando fonti che rispettino disponibilità e diritti, migliorare l’esperienza Android e rendere la sezione pratica qualcosa di più di un semplice elenco.
Questa serie racconterà quel percorso. Non soltanto le funzioni che aggiungo, ma le decisioni che cambiano quando un’app passa dal mio computer al leggio di una persona.